Mosaici greci e romani
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I mosaici più antichi conosciuti sono stati scoperti nelle regioni greche dell' Eubea e della Macedonia (Olinto, Pella) e risalgono alla seconda metà del IV secolo a.C.
Sono realizzati con piccoli ciottoli e talvolta presentano sottili lamine di piombo che delimitano le figure.
L'accuratezza e la qualità artistica della realizzazione, testimoniano già un alto grado di specializzazione.
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"Caccia al leone" IV secolo a.C.
Pella (Macedonia) |
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"Battaglia di Alessandro dalla Casa del Fauno" a Pompei |
In età ellenistica, esempi di mosaici composti di tessere, si trovano a Delo e ad Alessandria.
Fu proprio ad Alessandria che si sviluppò la tecnica del "vermicolato".
Una tecnica attraverso la quale, tessere molto piccole vengono accostate fittamente allo scopo di ottenere straordinari effetti pittorici.
Ne abbiamo un meraviglioso esempio nel grande mosaico della "Battaglia di Alessandro dalla Casa del Fauno" a Pompei (vedi immagine), opera di artisti alessandrini.
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In età romana, il mosaico venne impiegato sempre più frequentemente per la decorazione di pavimenti, anche nelle abitazioni private.
Nelle varie province sotto il dominio romano, esistevano scuole di mosaico regionali caratterizzate da repertori decorativi e cromatici specifici.
Nelle Gallie, ad esempio, si producevano principalmente mosaici geometrici, mentre nell'Africa settentrionale si imposero i mosaici figurativi.
Di gran lusso e molto costosi, erano i pavimenti in commessi di marmo (sectilia), destinati alle residenze imperiali e ai più importanti edifici pubblici, come i palazzi imperiali del Palatino a Roma e la Villa Adriana di Tivoli.
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"Putti su mostri marini" III sec
Terme di Caracalla Roma |
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Tra il IV-V secolo, si afferma uno stile “espressionista” con figure dai precisi contorni e nette campiture cromatiche.
Seguendo questo stile, alcune grandi ville romane vennero decorate da vastissimi complessi musivi policromi, come i mosaici di Piazza Armerina, del IV sec. d.C (vedi immagini). |
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Mosaici nell'arte cristiana
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Anche nell'arte cristiana l'impiego del mosaico conobbe grande successo.
A partire dal IV secolo si edificarono chiese decorate a mosaico soprattutto a Roma, a Milano e a Ravenna.
Si eseguirono decorazioni di absidi, presbiteri e cappelle con cicli figurativi a soggetto biblico.
In architettura, l'interno del luogo di culto colpisce per la ricchezza delle decorazioni.
Nelle prime basiliche cristiane, il mezzo espressivo privilegiato non sarà più la pittura con i suoi effetti chiaroscurali, ma il mosaico:
si afferma progressivamente uno stile “espressionista”, con figure nettamente delineate e volutamente bidimensionali, ed un uso del colore a grandi campiture. |
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Ospitalità di Abramo; VI sec.; Ravenna, S. Vitale

Cristo Pantocratore; VI sec.; Ravenna, S. Vitale
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Mosaici Bizantini
L'arte musiva conobbe un grandissimo sviluppo nell'impero bizantino: gli esempi più antichi risalgono al V e VI secolo e sono stati rinvenuti in città anche molto distanti da Costantinopoli.
Purtroppo, i cicli musivi della capitale imperiale sono andati quasi completamente perduti.
I mosaici più famosi giunti fino a noi sono senza dubbio quelli di Ravenna, tra cui i cicli del mausoleo di Galla Placidia e del Battistero degli Ariani, entrambi del V secolo, e i preziosissimi mosaici della chiesa di San Vitale, realizzati intorno al 547.
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Colombe; V sec. Ravenna, Mausoleo di Galla Placidia |
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Mausoleo di Galla Placidia |
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L'influenza di Bisanzio si fece sentire soprattutto a Venezia, dove l'arte musiva trovò la sua massima espressione nelle chiese di Santa Margherita, San Teodoro, e soprattutto, nella basilica di San Marco (il cui interno è interamente rivestito di mosaici risalenti a periodi diversi).
La fiorente produzione veneziana è testimoniata dalla presenza in città, oltre che di vere e proprie botteghe di mosaicisti, anche di maestri vetrai specializzati nella fabbricazione di tessere.
I capolavori veneziani risalgono soprattutto ai secoli XII e XIII, quando furono eseguiti la maggior parte dei mosaici della basilica e quelli del duomo di Torcello.
La maniera bizantina si impose decisamente con l'immigrazione di maestranze da Costantinopoli.
Nello stesso tempo, molti artisti veneziani si trasferirono a Roma.
Così, anche molte chiese romane furono decorate a mosaico: le più note sono Santa Maria in Trastevere (1130-1143), San Paolo fuori le Mura (1218), San Giovanni in Laterano (1291) e Santa Maria Maggiore (1295).
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Basilica di San Marco |
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Santa Maria in Trastevere (1130-1143) |
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Mosaici durante il Rinascimento
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Durante il Rinascimento, nonostante fossero rimaste attive intere famiglie di mosaicisti (ad esempio gli Zuccato e i Bianchini) e laboratori specialisti, nel Seicento e nel Settecento si affermò l'idea del mosaico come mera riproduzione meccanica della pittura, determinando così la decadenza di questa forma artistica nella città lagunare.
A Roma due episodi di rilievo nel campo dell'arte musiva, furono la decorazione della chiesa di Santa Maria del Popolo, basata su cartoni di Raffaello, e l'esecuzione delle pale dell' altare di San Pietro.
Solo nell'Ottocento si assistette a una rinascita dell' interesse verso questa tecnica artistica, con l'istituzione dello Studio Vaticano, il cui laboratorio di restauro ispirò iniziative simili anche a Parigi, a Londra e a San Pietroburgo. |
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La trasfigurazione di Cristo (da Raffaello);
1759-1767; Roma, basilica di S. Pietro in Vaticano
Cartone di S. Monosilio.
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Mosaico Moderno
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Antoni Gaudì; Parco Güell; 1905-1914; Barcellona |
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Alla fine del XIX secolo, il mosaico, dopo un lungo periodo durante il quale viene soppiantato dalla pittura, riconquista importanza.
Nei movimenti di rinnovamento artistico (Divisionismo, Art Nouveau, Liberty, Futurismo e Cubismo) che irrompono sulla scena artistica europea, il mosaico trova un valido strumento d'espressione e di ispirazione.
E' all'inizio del ‘900, che nascono in Italia le due importanti scuole di Spilimbergo e di Ravenna. |
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